| Assistive Technology: prefazione al libro |
Quando Fiorenza Scotti mi ha parlato dell'intenzione di promuovere una pubblicazione sulle tecnologie applicate alle disabilità, le ho dato il mio convinto incoraggiamento. Conosco e seguo da anni il suo personale impegno, in Italia e in Europa, sulla frontiera dei diritti e dell autonomia delle persone con disabilità e ho molto apprezzato la sua determinazione nel dar vita al primo master su questo tema presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università di Trieste. Sono perciò molto onorata e lieta di scrivere una breve prefazione a questa preziosa pubblicazione, interamente dedicata agli ausili e alle tecnologie per promuovere l’autonomia e le pari opportunità delle persone con disabilità. In questa prospettiva, il tema della conoscenza e dell accesso alle tecnologie che riducono o compensano le disabilità diventa strategico e ineludibile, alla luce innanzitutto dell aumento quantitativo e percentuale delle persone anziane, grazie all’allungamento della vita ma anche alla riduzione delle nascite. |
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| Assistive technology: introduzione al libro |
Qualunque persona, ma in particolare un tecnico, ha il dovere di realizzare strumenti che rendano la vita a chiunque, e soprattutto alle persone con qualche tipo di deficit, meno complessa e difficile di quanto già lo sia. Occorre perciò progettare prodotti, strumenti, ambienti e servizi non solo utili al soddisfacimento di una determinata esigenza ma anche affidabili e facili da usare e, dato che si sta andando verso una società sempre più dominata dalla tecnologia, bisogna fare in modo che l'intera popolazione li conosca, ne possa valutare vantaggi e limiti e possa usufruirne, nella misura più ampia possibile. Questo libro nasce dall'esperienza che dal 2002 si sta aggregando intorno al Master in Assistive Technology (AT) avviato dall'Università di Trieste, Facoltà di Ingegneria unitamente al Consorzio di Pordenone per la Formazione Superiore, gli Studi Universitari e la Ricerca e che vede la programmazione di moduli didattici (in buona parte e-learning) in diverse discipline, dall'ingegneria all'economia, dalla medicina all'informatica, dalla giurisprudenza alla riabilitazione. |
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| Abitazioni collettive in danimarca e Svezia |
Jan paulsson, professore svedese alla Chalmers University of Technology ha effettuato un lungo lavoro di analisi sulle abitazioni collettive in danimarca e svezia insieme al collega Jung Shin Choi, della Catholic University of Korea, visiting professor per un periodo alla Chalmers. Il lavoro è stato presentato alla ENHR (European Network On Housing Research) 2004 di Cambridge, in Gran Bretagna. Quella che segue è una versione italiana sintetizzata. C'è un interesse crescente nei paesi nordeuropei ed asiatici sul tema dell'abitare collettivo, in cui persone di mezza età (over 55) ed anziane formano una comunità per abitare in modo indipendente. Quali sono le idee che stanno alla base delle abitazioni collettive per anziani? Perché le persone si trasferiscono in comunità di questo tipo? Che cosa significa e che cosa fornisce l'abitare collettivo per ciascuna persona e per il gruppo? L'abitare insieme per gli anziani è un'idea da proseguire per le generazioni future? |
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| I 70 anni del C.I.R.M. |
Il 6 aprile 1935 alle ore 20.15 arriva a casa del Prof. Guida, fondatore del C.I.R.M., la prima richiesta via radio di assistenza medica, proviene dal Piroscafo Perla in navigazione nell'Oceano Atlantico. E' la data di inizio dell'opera umanitaria svolta dal C.I.R.M. in favore dei naviganti in tutti i mari del mondo! Nel 2005 quindi il C.I.R.M. compie 70 anni di attività. Vogliamo celebrare la ricorrenza, come abbiamo già fatto nel passato, con l’edizione di una pubblicazione che illustri gli Uomini che hanno lavorato e lavorano per il C.I.R.M., che ricordi la sua mirabile storia, che renda nota la sua attuale organizzazione, la sua notevole attività ed infine che delinei le sue prospettive nel millennio che è appena iniziato. I risultati raggiunti in 70 anni di attività sono ragguardevoli. Il Centro ha assistito circa 50.000 pazienti ed ha ricevuto e trasmesso circa 500.000 messaggi medici. Risultati che pongono il C.I.R.M. al primo posto nel mondo per numero di ammalati assistiti a distanza. |
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| Scheda N. 2: Cooperazione italo-tunisina legge 212/92 |
Una collaborazione Scientifica e Tecnologica tra gli operatori delle Strutture dei due Paesi attraverso un articolato Percorso Formativo. Il Progetto di Cooperazione Italo-Tunisina prevede la collaborazione scientifica e formativa tra l'Azienda ospedaliera Cardarelli di Napoli e l'Ospedale Charles Nicolle di Tunisi. Il Progetto si pone l'obiettivo di valorizzare le competenze delle due strutture, a sostegno del processo di integrazione e cooperazione tra i Paesi dell'area del Mediterraneo. Ciò al fine di implementare il bagaglio di conoscenze diagnostiche, terapeutiche e di ricerca dei gruppi partecipanti. L'Azienda Ospedaliera "A. Cardarelli", usufruendo di ottime professionalità e di tecnologie biomediche, diagnostiche e terapeutiche all'avanguardia, si qualifica come uno dei maggiori centri ospedalieri dell'Italia meridionale, caratterizzato da una notevole esperienza e da un continuo progresso mirato al miglioramento della qualità della cura per i suoi assistiti. Parimenti l'Ospedale Charles Nicolle di Tunisi offre ai suoi pazienti un servizio di alta qualità, grazie all'alta specializzazione dei personale operante e ai continui investimenti effettuati dal governo locale. |
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| Il protocollo di Kyoto tra Usa e Giappone |
La Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, approvata a New York il 9 maggio 1992, costituisce una delle ultime risposte sul piano internazionale per contrastare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici determinati da attività antropiche. La Convenzione è stata ratificata da 188 paesi (fino al febbraio 2003), tra cui l'Italia già dal 1994, e il 189 paese è stato, di recente, la Russia (il 5 novembre 2004). La Convenzione si pone come obiettivo la stabilizzazione a livello planetario della concentrazione dei gas ad effetto serra, che sono le principali sostanze in grado di interferire ed alterare il clima globale. I sei gas capaci di alterare l'effetto serra del nostro pianeta sono: l'anidride carbonica (CO2); il metano (CHLQ); il protossido di azoto (N20); gli idrofluorocarburi (HFC); i perfluorocarburi (PFC); l'esafluoruro di zolfo (Sfa). Il più importante di questi gas, l'anidride carbonica, viene rilasciato in quantità ingenti nell’atmosfera a causa dell'impiego dei combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale) nei processi di produzione energetica e nei trasporti. |
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In questi primi anni del terzo millennio, il tema dell’ambiente è salito più forte che mai alla ribalta della cronaca: dall’inquinamento dell’aria di molte grandi città, delle acque di interi fiumi, laghi e bacini marini a quello degli stessi rifiuti urbani; dagli uragani che colpiscono vaste aree del mondo (Golfo del Messico, Oceano Indiano, etc.) alle catastrofi tipo Tsunami con le devastazioni e i lutti che ha lasciato. I disastri ecologici naturali o provocati dall'uomo stesso hanno gravi conseguenze a livello sociale, economico e sanitario. Il pianeta è di fronte ad una vera e propria emergenza che deve essere affrontata sia per contenere gli effetti immediati che soprattutto per prevenire, utilizzando al meglio le varie tecnologie esistenti; basta solo che si diffonda una forte coscienza di ciò e vi siano una vera volontà politica e le giuste risorse economiche per affrontare di petto una situazione che sta diventando incontrollabile, e forse irreversibile per la salvezza della terra. Bisogna essere coscienti che l'ambiente è un bene prezioso e l’ecosistema non può essere compromesso al punto di renderlo irrecuperabile. |
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