A. Savio, E. Donati, F. Pirali Laboratorio di Patologia Clinica Ospedale S. Orsola Fatebenefratelli, Brescia Benchè lo studio delle patologie sostenute da Helicobacter pylori richieda sempre un apporto multidisciplinare, è comunque facile ipotizzare per il futuro un ruolo sempre più rilevante per il microbiologo. L’impiego infatti, dalla scoperta del batterio nel 1982 ad oggi (1), di specifici trattamenti antibiotici per l’eradicazione di Helicobacter pylori dalla mucosa gastrica ha certamente sottoposto tale microrganismo ad una ingente pressione selettiva. Se poi si tiene conto dell’elevata diffusione epidemiologica dell’infezione e che lo schema terapeutico più utilizzato è basato sull’associazione all’inibitore della pompa protonica, non di uno solo, ma di due antibiotici, si comprende come il rischio di ceppi resistenti sia ancora più elevato e quindi come assuma grande rilevanza la coltura in vitro del microrganismo non tanto a scopo diagnostico, dal momento che sono disponibili altri sistemi altrettanto efficaci, quanto per lo studio della sensibilità agli antibiotici. Infatti la coltura di Helicobacter pylori, benchè non sia di agevole esecuzione e proprio per questo limitata di solito a centri di ricerca, è la condizione indispensabile per poter valutare la sensibilità del ceppo agli antibiotici e, sebbene non esista ancora una metodica standardizzata e validata a livello internazionale per saggiare in vitro la sensibilità di Helicobacter pylori agli antibiotici, l’avere dati di sensibilità e resistenza degli isolati clinici assume un valore clinico di rilievo per la gestione del paziente. |