V. Villanacci*, M. Bondi*, L. Fontana*, D. Napoletano*, M. Vicini*, G. Crea**, C. Varinacci, G. Flamminio**
* JJ Servizio Anatomia Patologica, Azienda Ospedaliera Spedali Civili, Brescia ** Istituto di Microbiologia, Università degli Studi di Brescia
L’AIDS è una condizione morbosa ad eziologia virale; le manifestazioni cliniche sono costituite da infezioni opportunistiche e da insolite forme di tumori maligni dovute ad una grave compromissione immunitaria cellulo/mediata (1, 3, 4). L’HIV, responsabile dell’AIDS, di cui sono attual mente noti due sierotipi (1 e 2), fa parte di una fami glia di retrovirus, i Lentivirus con tropismo per i linfociti T. Le infezioni opportunistiche sono le più importanti cause di morbosità e letalità nei pazienti con sindro me da immunodeficienza acquisita e sono nella quasi totalità dei casi provocate da virus, batteri, miceti e protozoi a sviluppo intracellulare (5, 7, 12, 11). La maggior parte delle infezioni associate ad HIV è conseguente alla riattivazione endogena di microrganismi acquisiti in precedenza, che nell’ospite immunocompetente solo eccezionalmente danno origine a malattia, mentre nell’AIDS si manifestano, favorite dal deficit dell’immunità cellulo-mediata, nella loro più grave espressione: disseminate, eradicabili con difficoltà e caratterizzate da frequenti recidive di sempre più arduo trattamento; ciò impone la necessità di giungere ad una loro identificazione precisa, sicura, allo scopo di poter attuare una terapia specifica e, per quel che possibile, efficace. |