F. Gargiulo, M.A. De Francesco, A. Turano*, G. Pinsi
Istituto di Microbiologia, Università degli Studi di Brescia *Clinica Psichiatrica dell’Università degli Studi di Brescia
Durante lo scorso decennio sono stati condotti approfonditi studi sul meccanismo di replicazione di HIV-1 alfine di meglio comprendere la patogenesi dell’infezione e di poter individuare bersagli molecolari idonei per un intervento farmacologico. Lo studio ditali bersagli ha condotto all’identificazione di un vasto numero di sostanze attive su una o più fasi del ciclo replicativo del virus quali, in modo particolare, la retrotrascrizione (operata dall’enzima trascrittasi inversa) e la maturazione (operata dall’enzima proteasi). Gli inibitori della trascrittasi inversa di HIV- i sviluppati e testati clinicamente possono essere raggruppati in due classi principali: analoghi nucleosidici e non-nucleosidici. Un importante problema, che limita l’uso terapeutico ditali fannaci, è rappresentato dalla selezione, nei pazienti trattati, di varianti virali resistenti all’inibizione da essi operata. Tale resistenza è stata associata con specifiche sostituzioni di residui aminoacidici. Un altro trattamento farmacologico di notevole efficacia nella terapia antiretrovirale è rappresentato dalle sostanze in grado di interferire con la maturazione del virus. |