R. Mioni, G. Pezzotti, A. Serafin Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, Legnaro ( PD ) Ogni malattia conseguente all’ingestione di un alimento contaminato da un agente infettivo o tossigeno rappresenta un problema di sanità pubblica, che interessa tutti gli strati sociali della popolazione di un paese, con possibili riflessi internazionali conseguenti a spostamenti di persone o commercio di prodotti. Per dare un’idea dell’entità del problema, è stato calcolato che ogni anno nel mondo avvengono più di 5 miliardi di casi di gastroenterite, in maggior parte provocati da alimenti contaminati da microrganismi, tra cui il Campylobacter. L’enterite da Campylobacter fu descritta per la prima volta nel 1977 da Skirrow e da allora una cospicua serie di segnalazioni, riportate già nel secolo scorso, ha trovato una precisa collocazione nel campo delle infezioni intestinali acute. Oggi il Campylobacter è riconosciuto uno dei più comuni agenti responsabili di gastroenterite nell’uomo, particolarmente in età pediatrica, nei paesi economicamente progrediti, più ancora che in quelli sottosviluppati, dove prevalgono forme più lievi senza febbre, leucociti e sangue nelle feci. E’ descritta anche una diarrea del viaggiatore da Campylobacter (traveller’s diarrhoea), il cui quadro clinico infiammatorio è talvolta più grave di quello riscontrabile nei paesi di provenienza. In Francia, Olanda, Gran Bretagna, Svezia e Danimarca, dove esiste un efficiente sistema di sorveglianza delle infezioni, il numero di Campylobacter isolati supera notevolmente quello delle salmonelle. |