F. Vitone, P. Schiavone, D. Gibellini* Sezione di Microbiologia, Dipartimento di Medicina Clinica Specialistica e Sperimentale,Università degli Studi di Bologna, Bologna La reazione polimerasica a catena o polymerase chain reaction (PCR), descritta per la prima volta negli anni ’80 da Kary Mullis, può essere considerata come una delle scoperte tecnologiche ed applicative più importanti nel campo della Biologia Molecolare. Nel suo formato classico, la tecnica di PCR rappresenta una reazione di amplificazione in vitro di sequenze di DNA specifiche mediata da un enzima DNA polimerasi termostabile (Taq polimerasi) capace di sintetizzare ed amplificare, in un numero preordinato di cicli di reazione, un frammento di DNA specifico riconosciuto e delimitato da una coppia di oligonucleotidi specifici per la sequenza in esame. La tecnica di PCR consta di tre fasi distinte: la prima è rappresentata dalla fase di denaturazione, in cui il DNA bersaglio viene denaturato ad una temperatura di 95-100°C per ottenere la completa separazione dei due filamenti costituenti il DNA; la seconda denominata fase di annealing è invece caratterizzata da una diminuzione della temperatura della reazione a 55-60°C, in modo da permettere l’ibridazione dei due oligonucleotidi specifici (primers) alle catene complementari di DNA per l’innesco della neosintesi del DNA specifico da parte di Taq polimerasi; nella terza, denominata fase di ex-tension, compiuta generalmente a 72-75°C, la Taq polimerasi sintetizza il filamento di DNA complementare. |