G. Lippi
Istituto di Chimica e Microscopia Clinica, Dipartimento di Scienze Biomediche e Morfologiche, Università degli Studi di Verona, Verona
Il tromboembolismo venoso (TEV) è patologia complessa, le cui manifestazioni cliniche elettive sono la trombosi venosa profonda (TVP) e l’embolia polmonare (EP). L’incidenza del TEV nei Paesi occidentali industrializzati varia tra 44 e 145 per 100.000 abitanti e, nell’ambito delle patologie cardiovascolari, i disordini tromboembolici sono secondi in termini di prevalenza solo alla sindrome coronarica acuta ed allo stroke (1). In una recente metanalisi della letteratura, Silverstein e Colleghi hanno stimato un’incidenza annua di 48 episodi per 100.000 d’EP e 69 per 100.000 di TVP (2). Nella pratica ospedaliera, il TEV è causa riconosciuta di circa il 12% dei decessi e contribuisce ad un ulteriore tasso di mortalità variabile dal 19 al 30% nei tre anni successivi alla dimissione (3). Prima di Virchow, agli albori della biochimica moderna, la genesi dell’evento tromboembolico era considerata di “natura idiopatica”. |