| La medicina di laboratorio nel 21° secolo |
Alla fine del 19° secolo, i problemi medici erano risolti quasi esclusivamente sulla base della storia raccolta e dell?esame fisico. Gli enormi progressi nella scienza e nella tecnologia che hanno caratterizzato il 20° secolo hanno così trasformato la pratica della medicina clinica che ora, mentre ci stiamo inoltrando nel nuovo millennio, l?anamnesi e l?esame fisico sempre più lasciano il posto ad una pratica della medicina dominata dall?uso di tecnologia medica ? in particolare, da esami di laboratorio. Ci sono tutte le ragioni per credere che questa tendenza continuerà nel 21° secolo. Inoltre, questo avverrà in uno scenario di continui progressi nella tecnologia dell?informazione e della comunicazione elettronica basata sul computer ? progressi che potrebbero rivoluzionare l?erogazione dell?assistenza medica attraverso il dialogo on-line tra pazienti, data-base, clinici, patologi ed altre professionalità del laboratorio. |
|
 |
| Modalità di refertazione dei lipidi plasmatici: indagine tra i laboratoristi delle società SIBioC e SIMeL |
Il primo intervento per l?interpretazione di una misura analitica è rappresentato dal suo confronto con altre misure: queste possono essere valori ottenuti in precedenza, intervalli di riferimento o valori decisionali. I valori di riferimento sono descrittivi del comportamento di una data grandezza in una popolazione. Essi sono stati oggetto di una trattazione molto dettagliata da parte di Organismi Internazionali tra cui IFCC (1-5), che ha fortemente sconsigliato l?uso del termine ?valori normali? ed NCCLS (6). L?intervallo di riferimento è rappresentato dalla distribuzione dei valori osservati in una popolazione di riferimento espressa mediante limiti, minimo e massimo, della porzione 95% centrale della distribuzione medesima. Il confronto tra un dato rilevato in un soggetto e la corrispondente distribuzione di riferimento consente di stabilire, su basi statistiche, la probabilità di quel soggetto di appartenere o meno alla popolazione di riferimento. |
|
 |
 |
| ?Sesto Corso di Diagnostica Ematologica di Laboratorio?: risposte al questionario di valutazione |
Nei giorni 18 ? 23 Aprile 1999 si è tenuto il Sesto Corso di Diagnostica Ematologica di Laboratorio presso il Centro di Ricerca Biomedica di Castelfranco Veneto. Il Corso è stato promosso dalla Commissione Nazionale per la Formazione Permanente della SIMeL e dal Gruppo di Studio in Ematologia di Laboratorio e patrocinato dalla Fondazione Angelo Burlina per la Medicina di Laboratorio e dall?Azienda ULSS N°8 della Regione Veneto. I partecipanti al Corso sono stati 22, provenienti da diverse regioni d?Italia. Al termine del Corso, ai partecipanti è stato chiesto di esprimere osservazioni, giudizi, critiche e proposte nel questionario di valutazione, la cui elaborazione è qui riportata |
|
| Incontro ufficiale tra delegazioni della Associazione Italiana Patologi Clinici (AIPaC) e della Società Italiana di Medicina di Laboratorio (SIMeL) |
Il 27 ottobre 2000, nel corso dei lavori del 14° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina di Laboratorio (Hotel Forte Village, Santa Margherita di Pula, Cagliari) si è svolto un incontro ufficiale tra AIPaC e SIMeL. Le delegazioni erano guidate dai rispettivi Presidenti Nazionali Prof. Enrico De Simone (Napoli) e Dott. Paolo Rizzotti (Verona), ed erano composte dai Colleghi Verna (Roma), Mori (Genova), Caciagli (Trento) e Rinaldi (Pesaro) per l?AIPaC e dai Colleghi Innocenti (Pisa), Angius (Oristano), Fiorucci (Torino), Piersanti (Roma), Gulletta (Catanzaro), Venturini (Lavagna, GE) e Varrassi (L?Aquila) per la SIMeL |
|
 |
 |
| Point of care e laboratori dei piccoli ospedali: il genio è veramente uscito dalla lampada? |
Uno degli argomenti maggiormente dibattuti in Medicina di Laboratorio è quello relativo alle analisi decentrate (point of care testing e near patient testing). Convinzione comune è che la diffusione di queste tecnologie sia oramai inarrestabile, che ?il genio sia uscito dalla lampada, e che nessuno potrà farlo più rientrare? (1). E? infatti evidente che le necessità di tempi di risposta (TAT) sempre più brevi, la miniaturizzazione delle strumentazioni e la loro semplicità d?uso unite a strategie di marketing sempre più aggressive, non sempre possono trovare una risposta adeguata da parte delle strutture ospedaliere. Si considerino, ad esempio, i problemi logistici legati al trasporto delle provette dal letto del malato al laboratorio nei grandi ospedali organizzati a padiglioni! |
|
| Variabili preanalitiche in coagulazione |
Caro Direttore, la lettera del Dott. Govi, Direttore Marketing di Becton Dickinson Vacutainer Systems (1), è un segno apprezzabile dell?attenzione che l?industria pone al miglioramento degli standard qualitativi dei prodotti diagnostici. Nella lettera si evidenzia il problema legato alla determinazione dell?aPTT e del conteggio piastrinico con provette a vuoto ad aspirazione parziale. La soluzione proposta da BD è basata sull?introduzione di provette a vuoto ad aspirazione totale o, in alternativa, provette con anticoagulante CTAD. Si accenna infine, che, cogliendo l?occasione, BD incoraggerà l?introduzione sul mercato italiano delle provette per coagulazione con citrato di sodio alla concentrazione 0.105 o 0.109 M (3,2%). Vorrei portare all?attenzione dei lettori proprio quest?ultimo punto. |
|
|
 |
 |
Il sistema antigenico p-ribosomiale
Gli autoantigeni ribosomiali sono fosfoproteine localizzate sullo ¡°stelo¡± della sub-unit¨¤ 60s del ribosoma a formare un complesso pentamerico costituito da una sincola copia della proteina P0 (PM 38 kDa) e due omodimeri delle proteine P1 (19 kDa) e P2 (17 kDa) (4) (Figura 1). Gli omodimeri P1 e P2 sono gli equivalenti della proteina ribosomiale L12 di E. coli e pertanto contengono sequenze altamente conservate tra gli ecarioti (5,6). Si ritiene che queste fosfoproteine siano coinvolte nel processo di sintesi proteica; infatti anticorpi monoclonali diretti contro le fosfoproteine, sono in grado di bloccare la sintesi proteica impedendo l¡¯interazione tra queste e i fattori di allungamento (EF- 1¦Á e EF-2) delle catene polipeptidiche (6,7). La struttura antigenica delle fosfoproteine comprende diversi epitopi primari, alcuni comuni a tutte le proteine, altri specifici per ogni singola proteina. |
|