A. L. Catapano, E. Tragni, G. Galli, S. Brambilla1, U. Lippi2, C. Franzini1
Istituto di Scienze Farmacologiche, Facoltà di Farmacia, Università degli Studi di Milano 1Laboratorio di Chimica Clinica e di Ematologia, Ospedale "L. Sacco" 2Laboratorio di Chimica Clinica e di Ematologia, Ospedale Civile Maggiore Azienda Ospedaliera di Verona
Il primo intervento per l’interpretazione di una misura analitica è rappresentato dal suo confronto con altre misure: queste possono essere valori ottenuti in precedenza, intervalli di riferimento o valori decisionali. I valori di riferimento sono descrittivi del comportamento di una data grandezza in una popolazione. Essi sono stati oggetto di una trattazione molto dettagliata da parte di Organismi Internazionali tra cui IFCC (1-5), che ha fortemente sconsigliato l’uso del termine “valori normali” ed NCCLS (6). L’intervallo di riferimento è rappresentato dalla distribuzione dei valori osservati in una popolazione di riferimento espressa mediante limiti, minimo e massimo, della porzione 95% centrale della distribuzione medesima. Il confronto tra un dato rilevato in un soggetto e la corrispondente distribuzione di riferimento consente di stabilire, su basi statistiche, la probabilità di quel soggetto di appartenere o meno alla popolazione di riferimento. |