P. Cappelletti
La crisi del Laboratorio, tradizionalmente inteso, riguarda tutto il mondo occidentale. E’ nata in Nord America, in particolare negli USA, negli anni 80 sotto la pressione dei costi ingravescenti ed ha avuto diverse risposte: meccanismi educazionali/finanziari di abbattimento delle prestazioni accompagnati da riduzione dei rimborsi (1); la proposta dell’appropriatezza (2) della RAND Corporation, che a fronte dell’incapacità del singolo medico di padroneggiare l’esplosione della tecnologia puntava ad offrire un percorso per evitare rischi ai pazienti e dare a ciascuno il test o il trattamento di cui ha veramente bisogno (aspetto etico e sociale) con conseguente contenimento di costi (aspetto economico); interventi di scala come la “regionalizzazione” e la diminuzione dei laboratori, di cui oggi abbiamo già i report quinquennali sull’impatto, positivo sul piano economico, cattivo su quello della qualità (3). Di qui la convinzione che, nella pressione contrapposta di consolidamenti, anche geografici, e POCT la sopravvivenza del Laboratorio è legata alla sua efficienza (fornire la cura migliore al minor costo) e alla sua efficacia (il valore aggiunto) (4). |