C. Legnani, G. Palareti, D. Prisco*
U.O. di Angiologia e Malattie della Coagulazione, Policlinico “S. Orsola-Malpighi”, Bologna * Dipartimento di Area Critica Medico Chirurgica, Centro Trombosi, Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi, Firenze
Il D-dimero è un prodotto di degradazione della fibrina stabilizzata. La sua presenza nel sangue dipende dall’attivazione della coagulazione con formazione di fibrina dapprima solubile, poi stabilizzata per azione del fattore XIII (attivato dalla trombina) e successiva proteolisi da parte del sistema fibrinolitico (1). Ha un peso molecolare di circa 180000 Dalton e un’emivita in vivo di circa 4-6 ore. La concentrazione di D-dimero in vivo riflette lo stato della bilancia emostatica e può variare quindi notevolmente tra diversi soggetti e tra pazienti con diverse condizioni cliniche. I valori normali sono strettamente dipendenti dalla metodica impiegata. Mentre il limite inferiore di normalità è intorno a 0, quello superiore oscilla fra 50 e 500 ng/ml. È da precisare che il valore di 500 ng/ml sia come cut-off per la diagnosi di tromboembolismo venoso che come limite superiore normale è comune a diversi kit del commercio (2). |