G. Gessoni1, P. Barin2, E. Orlandini1, C. Di Natale2, S. Valverde1, A. Giacomini1, N. Arreghini2, G. De Fusco2, M. Fezzi2, C. Rossi2, F. Antico1, F. Manoni1, P. Legovini3, G. Marchiori2
1 Regione Veneto, A-ULS 14 “Chioggia” Dipartimento di Patologia Clinica 2 Regione Veneto, A-ULS 12 “Veneziana” Servizio Trasfusionale 3 Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Matematica
In primo luogo l’opportunità di operare su mini-pool, in secondo luogo la necessità di conservare i campioni a +4 °C. Gli autori hanno quindi cercato di valutare l’impatto di queste condizioni sull’operatività dei test NAT in ambito trasfusionale. Metodi: Sono stati valutati i seguenti parametri: distribuzione del viral-load in soggetti non trattati, stabilità degli acidi nucleici alla conservazione a +4 °C, stabilità degli acidi nucleici sottoposti a ripetuti cicli di congelamento e scongelamento, robustezza del test alla cross-contaminazione, definizione del detection- limit al 90%. |