C. Lorenz1, M. Bassetti1, A. Valentini2
1 Laboratorio di Patologia Clinica 1, Ospedale S. Chiara, Trento 2 Servizio di Fisica, Ospedale S. Chiara, Trento I campioni di sangue per l’esecuzione di test coagulativi vengono raccolti aggiungendo un anticoagulante: il citrato trisodico (C6H5Na3O72H2O). Questo ha la funzione di chelare gli ioni Ca++ plasmatici, rendendoli indisponibili per l’attivazione dei fattori della coagulazione e rendendo, di fatto, impossibile la coagulazione stessa. L’esecuzione dei test coagulativi prevede la ricalcificazione del plasma, in quanto vengono aggiunti ioni Ca++, sotto forma di reattivo starter, nei test coagulativi a due stadi, o direttamente con il primo reagente, nei test ad un solo stadio. La concentrazione del citrato è una delle variabili che possono influenzare il risultato dei test coagulativi1,2, la cui importanza è nota da molti anni 3,4, soprattutto per i campioni di pazienti in terapia anticoagulante orale e/o in terapia eparinica. Attualmente sul mercato sono disponibili tre diverse concentrazioni di citrato trisodico (Na-citrato): 105 o 109 mM (3.2%) e 129 mM (3.8%). |