E. Migali
Dipartimento Patologia Clinica, ASL 8 - Arezzo
Per diverso tempo, ma in parte ancora oggi, la firma sulla risposta del laboratorio è stata una contesa, anche legale, fra figure professionali diverse. L’attenzione si è focalizzata più sul «diritto» di firmare (aspetto di regolamentazione giuridica) che sul valore del contenuto della risposta (aspetto professionale). Anche in Italia, la centralità del «Sistema Qualità » in Medicina di Laboratorio (MdL), espresso come “necessità di sottoporre a controllo tutti i processi di laboratorio che esitano nel referto, nella sua consegna/trasmissione e nell’utilizzazione dei dati per la gestione del paziente” fa sì che la «firma» rappresenti solo un aspetto formale e forse marginale del problema complessivo dell’analisi del processo. Ormai vi è accordo sul concetto di «risposta di laboratorio » come “il prodotto di un complesso processo di significazione a più passaggi che trasforma il reperto di un esperimento scientifico in una informazione clinica utile alla cura del paziente, e che in questo processo interpretativo esistono almeno due livelli di validazione, quello tecnico sample-oriented e quello clinico patient-oriented, che hanno sistemi di verifica diversi e richiedono competenze professionali diverse”. |