C. Legnania, G. Palaretia, D. Priscob
aU.O. di Angiologia e Malattie della Coagulazione, Policlinico S. Orsola-Malpighi, Bologna bDip. di Area Critica Medico-chirurgica, Centro Trombosi, Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi, Firenze
per il Sottocomitato Emostasi del CISMEL P.M. Mannucci (Milano), Coordinatore; A. Tripodi (Milano), Segretario; N. Ciavarella (Bari) G. Lippi (Verona); C. Manotti (Parma); G. Palareti (Bologna); D. Prisco (Firenze); F. Rodeghiero (Vicenza)
Il D-dimero è un prodotto di degradazione della fibrina stabilizzata da legami crociati covalenti. La sua presenza nel sangue dipende dall’attivazione della coagulazione con formazione di fibrina, sua stabilizzazione per azione del fattore XIII (attivato dalla trombina) e successiva proteolisi da parte del sistema fibrinolitico1-3. Ha un peso molecolare di circa 180000 dalton e un’emivita in vivo di circa 4-6 ore4. Il D-dimero è rilevabile in bassa concentrazione nel sangue di soggetti sani, il che indica l'esistenza di uno stato di equilibrio fra la formazione di fibrina e la sua lisi anche in condizioni fisiologiche. La concentrazione del D-dimero aumenta in tutte le circostanze, specifiche o aspecifiche, associate o caratterizzate da fibrino-formazione e fibrinolisi. |