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L'EDUCAZIONE CONTINUA IN MEDICINA
1.1 L'educazione continua in medicina, l'ECM
1.1.1 L'andragogia
1.1.2 L'andragogia in sanità
1.2 il programma per l'educazione continua in medicina in Europa
1.3 Il programma per l'Educazione Continua in Medicina in Italia
1.4 Il programma per l'Educazione Continua in Medicina in Lombardia


Editore C.I.R.M. Consorzio Italiano per la Ricerca in Medicina
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Rivista Trimestrale -
Iscrizione Tribunale di
Milano n° 829-31-10-2005





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1.1       L’Educazione Continua in Medicina, l’ECM

Le dinamiche del mondo sanitario mettono in evidenza il rischio del rapido deterioramento delle competenze dei professionisti e fanno comprendere come in assenza di interventi volti a rafforzare ed adeguare il bagaglio cognitivo individuale, risulta difficoltoso raggiungere e poter offrire alti livelli di qualità nell’assistenza sanitaria. L’idea chiave che giustifica il carattere continuo della formazione è la necessità di sviluppare nuove competenze, richieste per far fronte al cambiamento e alle trasformazioni socio-culturali in atto. Il Professionista, a qualunque età, deve avere l’opportunità di partecipare ai processi di cambiamento, migliorando nel contempo la propria e l’altrui qualità di vita. Nella logica dello sviluppo professionale continuo (CPD), internazionalmente riconosciuto come elemento fondamen tale di sviluppo, la formazione continua deve tendere a:

  • aumentare la qualità degli interventi in un’ottica di valorizzazione, sul presupposto che lo sviluppo professionale continuo è una necessità del professionista, obbligo morale e interesse primario del sistema socio-sanitario;
  • valorizzare le esperienze lavorative e l’ambito professionale nel quale quotidianamente si lavora.

Un sistema sanitario in evoluzione positiva è un’organizzazione che apprende ed ha alla base operatori la cui professione è definita da tre caratteristiche fondamentali. È quindi necessario, date queste premesse, che un operatore sanitario sia sempre aggiornato e possa rivedere le proprie competenze alla luce di nuove informazioni e saperi. Il tipo di modello a cui si va incontro per costruire un sistema di qualità per la formazione in sanità prevede l’interazione di tre aree: istruzione, tecnologie didattiche e formazione continua. Tutti e tre questi elementi devono convergere nell’apprendimento specifico del professionista che si differenzia sostanzialmente da quello tipico della fase di istruzione scolastica. Le differenze sostanziali tra l’istruzione scolastica e l’apprendimento richiesto nell’età adulta sono state definite dalle teorie cognitive che si sono sviluppate attraversato tre tappe fondamentali.

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Il Comportamentismo che si basa sulla ripetizione della risposta ad uno stimolo fino a che non diventi automatico. È uno dei sistemi più frequentemente usati nella scuola primaria. La debolezza del metodo sta nel fatto che se il soggetto viene a trovarsi di fronte ad uno stimolo nuovo non è preparato a rispondere. La forza di questo processo sta nel fornire una risposta automatica allo stimolo conosciuto.

Il Cognitivismo che si basa sulle capacità della mente di cambiare il comportamento ove un nuovo stimolo compaia. La debolezza del metodo sta nel fatto che il soggetto impara a fornire una risposta nuova allo stimolo ma la risposta può non essere la migliore possibile. La forza è che permette di eseguire una procedura esatta per evitare i problemi.

Il Costruttivismo che si basa sul creare una soluzione attraverso le proprie e diverse esperienze. La debolezza è nelle situazioni dove la conformità è la regola e pensare in maniera divergente può causare i problemi. La forza sta nel permettere al soggetto di interpretare le realtà multiple. Nell’adulto l’apprendimento è autonomo e basato anche sulle proprie precedenti esperienze precedente, è cioè costruttivo.

Questa evoluzione nella formazione professionale rispetto all’istruzione della scuola ha portato a differenziare le metodologie di apprendimento nell’adulto da quelle pedagogiche e di definire il processo come “andragogico”. Il principio di base dell’andragogia è basato sul fatto che un individuo impara più efficacemente se partecipa il più possibile al processo di apprendimento. Tale convinzione, unita alla consapevolezza che il ruolo del docente consiste nel facilitare questo processo, ha avuto come conseguenza quella di portare alla teorizzazione di un approccio didattico centrato sull’allievo

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