C.Campanaro, S.Palandri In una rapida carrellata sulle professioni sanitarie, si può facilmente riscontrare come quella del TSRM sia probabilmente l'unica che in poco tempo ha avuto una crescita esponenziale. Dal 1965 (riconoscimento come “arte ausiliaria”) a oggi (laurea di 1° livello), in neanche mezzo secolo di storia, si è passati dall'apprendere sul campo a essere un professionista in grado di decidere autonomamente nell'ambito delle proprie competenze. Tuttavia riteniamo che a questo aspetto se ne sia aggiunto un altro, parimenti se non ancor più importante: il TSRM da alcuni anni a questa parte, si è impegnato ed ha ampliato la sua conoscenza e la sua applicazione anche sul versante del rapporto umano, della relazione e comunicazione con il paziente. Questa precisa volontà ha portato nel tempo il TSRM ad acquisire per la sua formazione, unitamente alle più canoniche capacità scientifiche, tatto e sensibilità, in una sinergia al servizio del paziente. Ed è di questo aspetto che vorremmo trattare nel presente lavoro, sottolineando come la professione di TSRM si realizzi a pieno proprio solo se equilibrata nei duplici aspetti tecnico e umano e il TSRM stesso sia il ponte tra questi due mondi a volte in conflitto. Rendere reali e concreti questi concetti significa quindi, da un lato avere un approccio adeguato nei confronti del paziente, nel cercare di instaurare con lui un rapporto comunicativo che riesca a creare le migliori condizioni per l'applicazione delle proprie conoscenze tecniche – un esame diagnosi è utile prima di tutto al paziente stesso - e dall'altro nel rendere la tecnologia, così spesso percepita misteriosa e lontana, più a diretto contatto e alla portata dei fruitori finali. |