| Preparando Modena. Che cos'è e dove va la Medicina di Laboratorio |
SIMeL vuole affrontare con il 18° Congresso Nazionale “La modernizzazione della Medicina di Laboratorio” (Modena, 25-27 novembre 2004), logica conseguenza degli incontri dedicati al referto e alle responsabilità delle professioni (Lanciano, novembre 2003) e del Convegno di Vicenza (maggio 2004) sull’appropriatezza, il tema dei mutamenti strutturali e professionali della disciplina. La definizione della linea da seguire in Italia deve essere studiata alla luce degli accadimenti internazionali e proposta ai Decisori, nella consapevolezza che non tutto è difendibile e, nella pressione contrapposta di consolidamenti anche geografici e POCT, la sopravvivenza del Laboratorio è legata alla sua efficienza (fornire la cura migliore al minor costo) e alla sua efficacia (il valore aggiunto) e che per la difesa dell’essenziale sono necessarie profondità di analisi, forza di rappresentazione ed alleanze opportune. |
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| Un nuovo contributo allo studio delle componenti monoclonali “ L'immunofissazione nella Diagnostica di Laboratorio. Testo-Atlante |
Il titolo del volume “L’Immunofissazione nella Diagnostica di Laboratorio. Testo-Atlante” dovrebbe essere considerato riduttivo rispetto ai suoi reali contenuti. Non si tratta, come potrebbe sembrare, di una semplice raccolta di immagini di immunofissazioni corredate di qualche nota esplicativa. Il libro di Bruno Milanesi, Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio dell’Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda, e dei coautori Marco Tani e Andrea Ciapini è un vero trattato di protidologia, che spazia dagli aspetti tecnici della separazione elettroforetica e dalle considerazioni metodologiche al significato clinico dei quadri sieroproteici e ai meccanismi fisiopatologici delle proteinurie. La parte tecnica inizia con la descrizione approfondita dei meccanismi di separazione elettroforetica, dettagliando le caratteristiche dei dispositivi di deposizione e la capacità risolutiva dei principali coloranti usati. |
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| La sindrome di Down prima della scoperta da parte di Sir John Langdon Down (1866) |
E’ da notare che la condizione abbastanza fenotipicamente caratterizzata che è comunemente conosciuta come Sindrome di Down fu descritta clinicamente in dettaglio solo 138 anni fa1. Il cretinismo, invece, è stato considerato una sindrome clinica particolare presente negli scorsi secoli2; sembra molto probabile, ma non abbastanza certo, che alcuni soggetti con Sindrome di Down fossero stati annoverati in questa categoria, prima della sua definitiva scoperta. Benda3 nella prefazione al suo libro Mongolism and Cretinism, aveva sottolineato come “per più di mille anni mongolismo e cretinismo fossero stati confusi uno per l’altro”. Richards4, sottolineò come, per la mancanza di donne che partorivano in tarda età, e per l’alta mortalità prenatale, nell’Inghilterra alla nascita di Shakespeare (1564) non ci fossero più di 100 persone con una sindrome quale quella descritta da Down. |
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| Linee guida sull'impiego clinico del D-Dimero |
Il D-dimero è un prodotto di degradazione della fibrina stabilizzata da legami crociati covalenti. La sua presenza nel sangue dipende dall’attivazione della coagulazione con formazione di fibrina, sua stabilizzazione per azione del fattore XIII (attivato dalla trombina) e successiva proteolisi da parte del sistema fibrinolitico1-3. Ha un peso molecolare di circa 180000 dalton e un’emivita in vivo di circa 4-6 ore4. Il D-dimero è rilevabile in bassa concentrazione nel sangue di soggetti sani, il che indica l'esistenza di uno stato di equilibrio fra la formazione di fibrina e la sua lisi anche in condizioni fisiologiche. La concentrazione del D-dimero aumenta in tutte le circostanze, specifiche o aspecifiche, associate o caratterizzate da fibrino-formazione e fibrinolisi. |
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| La caducità del tracciato elettroforetico e l'importanza dell'ispezione visiva |
La caducità del tracciato elettroforetico e l'importanza della ispezione visiva In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un importante rinnovamento delle metodiche di Laboratorio e ad una ricerca continua della automazione. Però non tutti i campi della Medicina di Laboratorio si prestano a questa modalità operativa automatizzata; spesso anzi vi sono settori che richiedono un intervento diretto e qualificato del professionista al fine di meglio evidenziare le informazioni ottenibili in modo da poterle efficacemente fornire al Clinico. E’ il caso della elettroforesi delle siero proteine e della immunofissazione che per le proprie peculiarità sono vettrici di importanti evidenze la cui utilizzazione sembra sempre più rivestire riscontri diagnostici, clinici e terapeutici. Descriviamo in questa breve comunicazione il caso di una donna di 82 anni ricoverata in reparto medico per infezione acuta delle vie respiratorie e in trattamento per ipertiroidismo. |
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| Appropriatezza nella richiesta di indagini diagnostiche |
L’appropriatezza è la condizione necessaria per raggiungere e mantenere un’elevata qualità globale nell’attività assistenziale del laboratorio biomedico. I principi della EBLM rappresentano i criteri più importanti per l’individuazione e la scelta di indagini analitiche appropriate. Nelle richieste analitiche i presupposti fisiopatologici, eziopatogenetici, etici e di economia gestionale devono essere integrati per ottenere la migliore efficacia ed efficienza delle procedure diagnostiche. L’appropriatezza è, quindi, la risultante delle attese del paziente, della corretta interazione col clinico e dell’adeguata valutazione diagnostica e tecnologica delle metodologie analitiche. |
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“ As we may think” l'articolo di Vannevar Bush che ha iniziato il futuro
La prima parte della vita di Vannevar Bush, cosa comune nei paesi anglosassoni e negli Stati Uniti in particolare, era trascorsa alternando carriera accademica, servizio per il governo ed attività presso complessi industriali strategici ed all’avanguardia. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, V.Bush si trovava nella posizione ideale per offrire i suoi servigi al presidente Franklin D. Roosvelt. Due giorni dopo la dichiarazione di guerra del nostro paese agli Stati Uniti, il 12 giugno 1940, incontrò il presidente e gli presentò un piano dettagliato per la “mobilitazione” dei ricercatori americani nell’ambito del National Defense Research Committe, lo strumento che avrebbe coordinato governo, università, esercito ed industria sotto il controllo dell’Office of Scientific Research and Development. Verso la fine della guerra, quando la vittoria era oramai certa, egli pubblicò due articoli che affermavano la necessità che non venisse smantellata la miscela così fortunata ed efficace che aveva consentito di sconfiggere i più potenti eserciti del mondo e che il governo continuasse e sostenere la ricerca. |
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